25052018Ultime notizie:

Dopo il no alla Breast Unit, Luana Farina chiede più dignità per le donne oncologiche

DSC00716Sassari, 13 febbraio 2017. “Chi tace è complice del malgoverno e delle mafie”. Con queste parole, Luana Farina, donna oncologica, denuncia il menefreghismo della Regione Sardegna che, non avendo realizzato la Breast Unit entro il termine del 31 dicembre 2016, ne ha reso impossibile l’attuazione. Archiviato il sogno di avere questa importante struttura a Sassari, sfumata la possibilità di sfruttare quelli europei, resta solo la possibilità di richiedere l’esecuzione di un centro unificato di servizi di senologia oncologica ricorrendo a finanziamenti ordinari.

“Il centro unificato è un nostro diritto, e dobbiamo pretenderlo a gran voce” – dichiara Luana Farina – “Si tratta dei nostri soldi, dei soldi dei contribuenti sardi”.

Chiedere a una paziente oncologica, che ha subito di recente un intervento al seno, di passare tramite il CUP per prenotare una visita di controllo è una cosa che supera di gran lunga il senso del ridicolo, è assurdità che potrebbe quasi far ridere se dietro non ci fosse una questione di salute e sofferenza. Sentirsi riferire che il reparto di cardiologia ha esaurito tutti i posti riservati per chi lotta contro il cancro, è una cosa che non può lasciare indifferenti, è qualcosa che fa accapponare la pelle.

Bellissime parole sul tema della Breast Unit si sono sprecate in questi ultimi mesi ma la realtà è profondamente amara, i fatti raccontano di una Regione Sardegna che ha, di fatto, regalato il centro di senologia al Mater di Olbia.

Una denuncia che mira a smuovere le coscienze di chi può fare qualcosa e che invece sta a guardare perché non coinvolto direttamente, una denuncia per far conoscere la vergogna del tormento che affrontano giornalmente le malate oncologiche del sassarese, alle quali viene chiesto di andare avanti e indietro per tutta la città come trottole impazzite con i disagi che questo comporta, senza considerare la stanchezza e la fatica che, quando le condizioni di salute sono precarie, aumenta in maniera esponenziale. Tutto questo disagio triplica quando non si ha un mezzo di trasporto, quando si è da sole, quando si ha difficoltà a trovare qualcuno a cui chiedere aiuto e sostegno, sia fisico che psicologico.

È per questo che consideriamo di fondamentale importanza sostenere questa importante battaglia, una battaglia che non è solo di Luana Farina ma è anche la nostra, delle nostre sorelle, delle nostre madri e delle nostre figlie, perché questo in fondo è un problema che riguarda tutti.
Una situazione in cui i malati sono trattati come pacchi postali non è degna di un Paese che pretende di definirsi civile.

(Nella foto un’immagine dell’incontro per la prevenzione del tumore al seno che si è svolto a Sassari nei giorni 21 e 22 gennaio scorso).

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