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Venerdì al Baronale l’artista Anna Demuro presenta le sue opere

Sorso, 17 maggio 2017. Venerdì 19 maggio, a partire dalle ore 19:00, presso la sala conferenze del Palazzo Baronale, l’artista e pittrice Anna Demuro presenterà alcune sue opere che saranno donate al comune di Sorso. Anna Demuro porterà inoltre una raccolta di documenti all’interno dei quali sono presenti numerose sue opere.

Tutta la Romangia ritengo sia, per chi ha la fortuna di conoscerla, un lembo di Sardegna che entra nel sangue. Dalle estreme propaggini di Sennori fino al mare, è uno spettacolo grandioso, un tripudio di luci e di colori, unico nella sua solenne bellezza e raro per la sensazione infinita di pace che procura. Lo sguardo avido spazia fino all’Asinara di cui scorre, come in un sogno, i confini e la grandezza; il mare è qualcosa di avvolgente quando lo si ammira nella sua totale quiete, ovattata e sublime. Tutto poi diventa magia nella notte, quando si guarda con gli occhi dei lampioni. Non potrei cercare degni paragoni a quello sfavillio, alla distesa ondulata, dolce, bucherellata come trina, pacifica, intensa, che pare si adagi in sospensione tenendoti con sé. Si prova la sensazione, dolcissima, di sentirsi presi totalmente. E’ come se nell’anima entrasse l’infinito e avesse la pretesa di restarvi. Forse è per questo e altro ancora che Sorso e la Romangia hanno ispirato artisti e poeti, letterati e politici, chirurghi, didatti e pionieri. Le biografie e gli scritti dei suoi illustri figli procurano emozioni forti, nuove e sconosciute, ci aiutano a leggere la nostra terra e scoprirvi le radici, la nostra identità. E allora non si può non avvertire l’intima chiamata ad un rinnovamento fecondo e continuo della nostra cultura. ” Anna Demuro

Una breve biografia dell’artista
Anna Demuro nasce a Calangianus (Sassari) il 26 settembre del 1939 da Giovanni Maria caposquadra delle ferrovie a scartamento ridotto, facente per lo più funzioni di sorvegliante-controllore, e da Caterina Decandia cresciuta sui monti di Limbara, dopo la prima infanzia trascorsa in terra francese.
Frequenta l’Istituto Magistrale “Margherita di Castelvì” a Sassari dove acquisisce la padronanza della tecnica del disegno, passione nata sui banchi della scuola e l ementare . Saranno poi a fare il resto una grande determinazione e la costanza oltre a un profondo spirito di ricerca. La professione di insegnante la porta negli stazzi della Gallura dove passa l’intera settimana in una modestissima pensione. Occupa il tempo libero sperimentando il carboncino, l’inchiostro, l’acquerello, la tempera, la cera. L’ambiente è quello giusto per suggerirle soprattutto paesaggi di boschi, rigagnoli, fonti, sentieri.
Comincia intanto a sognare la pittura a olio. Sorso, sua città di adozione, conosce nel 1975 il suo ingresso ufficiale nel mondo dell’arte con la prima personale di pittura che è un vero successo di critica e di pubblico. Gli impegni artistici e gli incontri di cultura a Roma, Napoli, Pescara, gli adempimenti relativi alle mostre itineranti in Europa e negli Stati Uniti, le personali a Sassari e in altri centri dell’isola, le 3 impongono ritmi sempre più frenetici. L’esaltazione per l’arte e la voglia di dire tante cose la spingono verso esperienze sempre nuove. Suoi ideali maestri sono i grandi artisti del passato, primo fra tutti Van Gogh, le cui opere contempla in solitudine studiandone gli straordinari effetti chiaroscurali e realistici. “I mangiatori di patate” del 1885, opera dell’artista olandese custodita ad Amsterdam, hanno ispirato le sue prime fatiche realizzate con la tecnica dell’olio su tela negli anni antecedenti al 1975. Ma già nella sua prima personale di pittura, avvenuta in quell’anno, emerge in “Illusioni” e “Gli adolescenti”, una tecnica personale e suggestiva e poi via via negli anni successivi darà una nuova interpretazione sia del colore che della prospettiva e dello spazio. L’informale è per lei ora una sintesi, un nuovo processo creativo cui demanda i suoi messaggi con maggiore pregnanza. Ma è col ferro e l’acciaio, il vetro e l’alluminio, il legno e il tessuto, assunti a mezzi espressivi fortemente significanti, che esprime le grandi tragedie del nostro tempo. L’impegno etico, la spiritualità  nell’arte e nella vita, uniti ad una inclinazione naturale verso la riservatezza, la rendono schiva a frequentare la mondanità. Sente tuttavia molto forte il bisogno di comunicare il suo essere e il suo esistere agli altri e ama la solitudine intesa come spazio e tempo da vivere in simbiosi coi pensieri a indagare il mistero del futuro per capire e saper vivere il presente. Malinconica e romantica, ama la poesia, la musica classica e la lirica, passione, quest’ultima, ereditata dallo zio, il tenore Bernardo Demuro, che babbo Giovanni Maria chiama affettuosamente Bernardino. Anna Demuro segue quella dell’autodidatta: una strada lunga e molto faticosa perché è difficile essere maestro e se stesso. Questo ruolo coinvolge totalmente: è un continuo misurarsi con i propri limiti e le proprie forze senza testimoni. È un continuo scavare nel tentativo di allargare il solco per vedere la luce o forse è soltanto un voler squarciare quel velo che ne ostacola la conoscenza. E in tutto questo l’autodidatta è solo. Solo nella  ricerca, nella sperimentazione, nell’autocorrezione, nel giudizio. Forse è per questo che è troppo severo con se stesso. In lei il rigore di sempre ha forgiato il carattere ma non ha segnato l’anima che ha scelto di tenere per sé la libertà.

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